Breve storia sulla produzione e lavorazione delle infiorescenze

Parla Margherita Baravalle presidente di Assocanapa - Coordinamento Nazionale per la canapicoltura

Fin da quando nel 1990 proprio qui a Carmagnola cominciammo a coltivare la canapa delle nostre varietà Carmagnola e CS (Carmagnola Selezionata), a chi chiedeva di poter raccogliere infiorescenze per motivi di salute Felice Giraudo disse sempre di sì. In quegli anni indirizzavamo tutti quelli che sulla canapa ci chiedevano informazioni di natura medica a Cannabis Terapeutica, associazione che consideravamo un po’ la nostra corrispondente su un versante non nostro: noi agricoltori eravamo allora concentrati sulla canapa tessile secondo le indicazioni del Ministero dell’Agricoltura e ad adattare alla canapa macchinari agricoli esistenti, quelli di Cannabis Terapeutica che sono soprattutto medici ed avvocati, operavano nel campo terapeutico.

In realtà quelli della mia generazione, che da piccoli avevano ancora visto la canapa nei campi ed in casa, conoscevano proprietà curative e le avevano viste usare in decotti, tisane ed anche impiastri ma queste conoscenze si sarebbero perse con noi se non avessimo ripreso la coltivazione. La domanda naturalmente non era massiccia, ci facevano più danno i ragazzini con vere e proprie razzie per fumare!

Abbiamo cominciato a raccogliere le infiorescenze una decina di anni fa quando hanno cominciato ad arrivare più persone che non parlavano tanto di asma o di artrite reumatoide, dei sintomi della chemio e della radio o di malati terminali di HIV ma di sclerosi multipla, SLA, epilessia, parkinson, Alzheimer, demenze senili agitate, cancro, dolori, schizofrenia, sindrome di Latourette.

Capimmo allora che i malati venivano da noi perché avevamo le infiorescenze che cercavano mentre Cannabis Terapeutica gli dava le informazioni ma non aveva il prodotto. Raccoglievamo un certo quantitativo di infiorescenze e le facevamo essiccare per conservarle sia perché la raccolta in campo è faticosa con piante che da noi superano sempre i 5 metri di altezza sia perché i malati arrivano in tutte le stagioni, anche quando la canapa nei campi non c’è o comunque non è fiorita.

Io personalmente, siccome mi sono sempre occupata del legale ma anche di direzione di strutture sanitarie e siccome con le infiorescenze si poneva il problema che venivano confuse con la droga, ho cominciato ad occuparmi dei cannabinoidi e a cercare di capirne di più. Un salto quantitativo fummo costretti a farlo a fine 2013 quando una signora affetta da sclerosi multipla venne da Torino a comperare le nostre infiorescenze di cui aveva sentito parlare. Senza dire niente acquistò un pacchetto da 40 grammi. Pochi giorni dopo tornò entusiasta della nostra Carmagnola che le aveva dato risultati migliori del Bedrocan e che le era costata infinitamente meno.

Ci diede le istruzioni sull’impiego delle infiorescenze di Bedrocan che allora venivano distribuite dall’ambulatorio dell’ospedale regionale ai suoi assistiti e ci lasciò vuoto il barattolino di plastica in cui erano stati contenuti i 5 grammi di Bedrocan (fiori di canapa 100%) che a Torino ci disse venivano pagati a seconda della farmacia dai 50 ai 100 euro. La signora sparse nell’ambulatorio la voce che si diffuse a macchia d’olio. Arrivarono da noi in pochi giorni tantissime persone e la richiesta aumentò tanto che ci rendemmo conto con terrore che se avessimo dovuto soddisfare tutti non saremmo riusciti a dare continuità ai “nostri” malati, arrivando al nuovo raccolto. Cominciò addirittura una specie di competizione tra malati, tesa a dimostrare che il proprio bisogno era maggiore.

Alla fine decidemmo di conservare la Carmagnola che avevamo in magazzino per i malati ormai abituati e a fine marzo 2014 seminammo Fenola che raccogliemmo a giugno sotto la pioggia, venne benissimo e fu molto apprezzata dai malati nuovi arrivati. Mentre la domanda aumentava gradualmente, arrivarono altre patologie come il morbo di Crohn, la fibromialgia, il diabete, malattie rare terribili, il dolore resistente alla morfina. Seguendo i malati molti dei quali sono clienti da anni, si sono stabiliti contatti con medici, chimici, strutture ospedaliere importanti situate anche fuori regione. Soprattutto dai malati abbiamo nel tempo imparato tante cose: che si parla di una certa malattia ma poi ce ne sono tantissime molto diverse tra loro raggruppate sotto lo stesso nome (non parlo ovviamente del cancro ma ad esempio della sclerosi multipla) e che ogni malato comunque è un caso unico.

Abbiamo anche fatto incontrare (o meglio scontrare) nella nostra sede posizioni diverse come ad esempio i sostenitori del CBD puro e i sostenitori del fitocomplesso. A fronte del crescere della domanda ci siamo trovati a dover risolvere problemi di carattere organizzativo ( come fare a raccogliere tanta “erba” in un lasso di tempo di poco più di una settimana, come conservare le caratteristiche dei materiali nel tempo), problemi di carattere sanitario (come dare ai clienti insieme al massimo della qualità organolettica e dei benefici della canapa anche il massimo della sicurezza per la salute); problemi di carattere legale ( come evitare grane a noi stessi, ai nostri clienti e ai negozi che rivendono le confezioni delle nostre erbe) .

Oggi le aziende agricole che integrano il loro reddito con la produzione e lavorazione delle infiorescenze sono una trentina ma certamente aumenteranno ancora. Abbiamo messo a punto un disciplinare di produzione che contempla tutte le fasi della lavorazione e che è riservato per tutelare gli investimenti fatti dalle singole aziende e dalla nostra organizzazione. Tutta la lavorazione a cominciare dalla raccolta fino al confezionamento finale è eseguita rigorosamente a mano. Come curiosità devo dire che la raccolta ed essiccazione è un’operazione fisicamente pesante, ma costituisce per la squadra che raccoglie un periodo di socializzazione molto particolare ed intenso, una sorta di rito collettivo con momenti di emozione, un po’ come avveniva nella vendemmia fatta a mano: la scoperta di infiorescenze eccezionali che portano tanta resina, con i cannabinoidi al top, il profumo inteso, tutto dà all’operazione un’impronta di magia primordiale.

Come è magico vedere al microscopio le migliaia di bollicine di resina emessa dai tricomi che si stanno cristallizzando e che si accendono alla luce.